Delle feste da leoni!

Carissimi Lettori Buon 1892!
Anche quest'anno, come di consueto passate le festività natalizie, il Telegrafo a Vapore riapre i battenti. Come sapete è ormai tradizione che il vostro fedele foglio chiuda i propri uffici e spenga le rotative durante il mese di dicembre e i primi dì di gennaio per dar modo a chi si professa credente nella Santa Romana Chiesa di dedicarsi durante quei giorni alla preghiera, ai precetti e alle opere organizzate dalle pie istituzioni cittadine e invece a chi ha in odio quella subdola congrega di baciapile di spassarsela magari sulle nevi del Monviso, similmente a quanto ha fatto il sottoscritto. Quest'anno, verso i primi di dicembre, mi ritrovai inaspettatamente invitato dal Dottor Stampacchia, medico della Real Casa, a passare le festività presso il di lui cascinale in quel di Pragelato, sulla strada del Monviso; non avendo impegni mondani di sorta accettai di buon grado. Assieme a noi vennero altre due penne note ai Lettori del Telegrafo, l'intramontabile Saturnino Farandola e il chiarissimo Professor Ermenegildo Maria Babbaleo.
I giorni passarono lieti in quell'ameno luogo, tra qualche scampagnata in montagna, grandi scorpacciate di selvaggina preparata alla cacciatora dal buon vecchio Giannino, servitore del Dottor Stampacchia nonchè custode della dimora e del podere durante tutto l'anno, e infinite partite a scopone, con grande dispiacere del Professor Babbaleo, maestro della Peppa Tencia.
Tanto ci trovavamo bene in compagnia, che il giorno di Natale non ci alzammo praticamente per tutta la giornata dalla tavola imbandita e solamente al tramonto ci spostammo dalla sala da pranzo al salottino dove, davanti al caminetto, cantammo i nostri inni preferiti e declamammo a turno le immortali poesie di Nunzio Pittocarro.
Putroppo non altrettanto bene andarono le cose il giorno o meglio la notte dell'ultimo dì dell'anno. Il Professor Babbaleo prima di inziare il cenone volle fare un brindisi speciale con un sciroppo di pigna distillato da lui medesimo. L'ultima immagine che emerge nei miei ricordi sono i calici alzati per il saluto al Re esclamato all'unisono prima di ingollare quell'intruglio viscoso. La mattina dopo mi risvegliai a Torino, sdraiato sul lettino delle visite dell'ambulatorio del Prof. Babbaleo, vestito di tutto punto. Riavutomi lentamente e spaesato cercai di capire dove mi trovassi e scopersi l'indistruttibile Farandola travestito da Brighella rannichiato e dormiente in un angolo di un ripostiglio con un catino in testa. Entrambi avevamo i capelli rasati completamente. Dopo aver appurato che i nostri compagni non si trovavano con noi in quel luogo ritornammo con una carrozza precipitevolissimevolmente a Pragelato, preoccupati del loro destino. Arrivammo solo in tarda sera e quando entrammo nel cascinale vi trovammo il Professor Babbaleo mezzo svenuto e piangente, impigliato in una ragnatela di spaghi talmente intricata che nemmeno un'aracnide mitologica avrebbe potuto tessere in tal guisa. Liberato il povero Professor Babbaleo, che si lamentava anche per la mancanza di un incisivo inferiore, ci mettemmo alla ricerca del nostro ospite Dottor Stampacchia. Le ricerche risultarono vane per diverse ore, riuscimmo solamente a ritrovare sul pendio innevato del monte Albergian il cadavere del buon vecchio Giannino, nudo, circondato da un olezzo di pigna cotta e con svariate ciaramele orribilmente infilate negli orifizi. Informammo i gendarmi della macabra scoperta e ci ritirammo verso il cascinale non potendo fornire loro alcuna informazione aggiuntiva per quella che comunque aveva tutta l'aria di essere una disgrazia della pazzia. Sconsolati per non aver rintracciato il nostro amico l'indomani ce ne tornammo angosciati a Torino. Come diceva il Venerabile Beda all'amico Petauro "dalla letizia al dolore la via è breve".
Fortunatamente gli affezionati Lettori non dovranno disperarsi per il destino del Dottor Stampacchia, medico della Real Casa; ier l'altro infatti è pervenuto in redazione un cablogramma da Parigi che ci ha tolto un gran peso dal cuore, annunciante il matrimonio dell'introvabile dottore con la bella Rosalina, figlia del povero Giannino, di cui il novello sposo ci invia un bel dagherrotipo alla moda parigina che pubblichiamo. Alla fine tutto è bene quel che finisce bene, l'anno che temevo si fosse aperto con una disgrazia si apre invece con i fiori d'arancio sulle note della marcia nuziale. Aguri Dottor Stampacchia, medico della Real Casa, e Signora! Figli Maschi e Buon 1892!

Mastro Ciliegia, 17 gennaio 1892.

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